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Giancarlo Ceci: Istinto, Natura primordiale, rispetto della terra

“A passeggio per le vigne col produttore: Giancarlo Ceci”

Viniferare nasce con l’intento e il desiderio di comunicare storie, idee, culture, momenti, persone…in una parola: vino!

Proprio da qui nasce l’idea di “dare la parola” ai produttori concedendoci la possibilità di ascoltare i racconti sulla loro terra, la loro storia, le loro vigne, in una parola…sul loro VINO!

Chiacchiereremo con quegli artigiani che vorremmo “bere” e che cercheremo di farvi conoscere meglio, proveremo a  raccontarvi il loro entusiasmo nel fare vino e l’orgoglio che si trova nel calice, concreta espressione della loro natura.

“La temperatura è mite, il Moscato è già partito, il Nero di Troia si sta risvegliando lentamente, ieri abbiamo dato lo Zolfo, dovrebbe essere un’estate calda per fortuna”

Per parlare di Giancarlo Ceci, iniziamo dalla fine. Mentre ci salutavamo, sull’uscio della sua “casa”, la sua terra, non riusciva a smettere di raccontare e raccontarsi e di parlare di vino, natura, con i timori e la felicità di  un padre protettivo, preoccupato, ma poi contento e rasserenato rispetto al rischio scampato della eventuale calamità degli ultimi freddi di stagione.

Passeggiare tra i vigneti con Giancarlo Ceci, ascoltare i suoi racconti, le storie di una persona genuina che è il riflesso dei sogni e della terra in cui li ha coltivati, dei suoi ideali e delle sue idee, è una vera esperienza culturale e “colturale”!

Persona fertile e fiera, piena di vigore ed energia che si riflette nel suo terreno: coccolato, nutrito, rigenerato zolla dopo zolla, giorno dopo giorno, dalle continue cure di un padrone attento ma, soprattutto, innamorato!

Ed è proprio quell’amore che diventa contagio durante il cammino: respirare quell’aria, lasciarsi inebriare dei profumi della natura più incontaminata, rubarne i colori per riempire gli occhi ed il cuore, aprire i polmoni e la mente, ritrovarsi ed un po’ rinascere!

Il perchè dell’agricoltura ed il cos’è l’agricoltura  – per Giancarlo Ceci

“Essenza, essere, l’IO più concreto e “NATURALE”, legame estremo con le proprie radici, richiamo alle proprie origini”.

Sin dall’infanzia, trovarsi, realizzarsi, essere felice di correre nel bosco, perdersi per ore in quello che rappresenta il proprio personale “parco giochi”, non accorgersi del tempo che passa, essere riportato alla realtà dall’orologio solare, sempre biologico, e dalla luce che diventa sempre più fioca.

Non accontentarsi, voler approfondire, voler scoprire sempre di più, sempre con più energia e devozione: voler sperimentare!

Assoluta conseguenza di questa “naturale” predisposizione sono gli studi agronomici sostenuti per preservare quella forma di amore per la terra di cui è affetto ormai irrecuperabilmente, per ampliare le proprie conoscenze e specializzarsi, per acquisire gli strumenti idonei a lasciare la propria impronta nella sua terra, per sporcarsi le mani proprio con quel terreno, e per creare qualcosa di nuovo partendo da qualcosa che già vive, respira e si rinnova continuamente: la NATURA!

“Biologico, per rispettare e rappresentare la natura”

“Ereditare la terra, ereditarne le abitudini, imparare a cadenzare i momenti, volerli congelare come una macchina del tempo, riportarli in vita, nella memoria, con i gesti e con i fatti”.

Nel 1988 l’azienda “Ceci” vara il Biologico, avvia la produzione eliminando l’impiego di componenti chimiche e di prodotti di sintesi: si stillano le prime gocce di olio e tornano a rinascere i prodotti dell’orto secondo stagione, si invadono i negozi di Bologna e Milano (in tempi, per i più, ancora verdi ed anacronistici) e, soprattutto, si ricevono i primi consensi!

Percorso logico, sebbene per molti irrazionale per quei tempi, dato il mercato ancora legato alla massimizzazione produttiva, ma coerente genesi di ciò che scorre nelle proprie vene: vita, energia, DNA e territorio.

L’orgoglio delle proprie origini, fondamenta stabili ed inamovibili per i propri ideali, per un’agricoltura che generi prodotti “figli” di una terra sana, salubre, potente ed in continua evoluzione.

Un’idea in continua crescita che diventa uno stile di produzione, che spingerà così tanto, da arrivare al biodinamico nell’olivicoltura e nell’orticoltura e che troverà il suo naturale spazio anche nel vino, inseguendo quel desiderio continuo di affinare sempre meglio, di spremere così sempre più la vera sostanza della terra!

“Biodinamica e vino: la sfida più affascinante, più ricca di stimoli e, forse, la più complicata ed ardua da raggiungere”.

E’ qui che la chiacchierata prende velocità, si “dinamizza” e si palesano tutte le difficoltà riscontrabili nel produrre vino in una “certa maniera“, cercando di dar voce al territorio e ai vitigni per ottenere un vino autentico, unico, che vive nel tempo e che porta a sensazioni non riproducibili, senza ausili, se non la sua essenza e tipicità.

Dalla coltivazione in vigna alla produzione in bottiglia: termine ultimo delle proprie azioni, idee e desideri, somma (non sempre matematica) degli addendi scelti e selezionati con cura, soprattutto se “assemblati” nel modo più “genuino” possibile.

Innovare partendo dalla tradizione, ricerca continua per arricchire il calice di sensazioni e profumi, valutarne l’esito, che sarà solo una tappa intermedia, non il traguardo finale, in continua evoluzione.

“Lorenzo Landi unione di intenti”

Quando ci si trova dinanzi ad un bivio, inevitabilmente occorre scegliere la propria strada con cura e, in alcuni casi, con una buona dose di impulso “razionale”: giusto mix tra capacità imprenditoriale e puro istinto, caratteristica controcorrente rispetto alle tendenze del momento e per questo più rischiosa ma, ovviamente, più fiera e orgogliosa.

Poi se sul proprio percorso, trovi i giusti compagni di viaggio, l’empatia che ne nasce rende il cammino più semplice, giusto, e chiaro… e lo imbocchi seguendo proprio quell’istinto mosso da quelle ormai note strane sensazioni.

Ed è così che Ceci incontra Landi, enologo presentatogli da Luca Maroni, caro amico conosciuto nelle vinose cantine Bolognesi, ed inizia un percorso sinergico e vincente, un connubio tra intelletti e pratica che fiorisce ancor prima di piantare i vigneti.

Come in un perfetto blend, le loro menti e le loro anime si miscelano fruttuosamente dando vita nel 2004 ad una cantina innovativa non solo in termini di strumentazioni, ma nella rappresentazione concreta di un pensiero a due teste.

L’investimento iniziale è inevitabilmente più dispendioso, ma necessario per permettergli di produrre vino “a modo loro”, con l’impiego della giusta innovazione tecnologica congiunta alla tecnica tradizionale sia in campo che in cantina, tutto propedeutico a produrre bottiglie frutto del terroir, del vitigno, della zona e della sua cara terra.

Nell’annata 2004/2005 dalle serpentine, dagli autoclavi, dai serbatoi, prende nuova luce un Nero di Troia fiero, concreto, autentico, con le sue spigolosità, col suo tannino deciso e sferzante che non lo rende amorevole proprio a tutti i palati.

“Il Nero di Troia nella sua fierezza, puledro irrefrenabile, humus da coccolare  e aspettare nella sua più saggia maturità “

Altra scelta coraggiosa, anacronistica, che si rivela lungimirante e che, col tempo, indica un percorso poi seguito da tutto il territorio.

Vini non immediati, morbidi ma più austeri. Vini per cui è necessario e prezioso attendere, longevi, secchi, asciutti, retti, severi ma con una complessità ed un valore estremo.

Attenzione continua ai dettagli, vinificare partendo da un prodotto sano, raccolto alla giusta maturazione e senza, quindi, anticipare o posticipare la raccolta “per gusto” ma nel solo rispetto dell’annata e del vitigno. Vini senza fronzoli, senza interventi “umani”, ma prodotti nella sola ricerca continua dell’equilibrio da ritrovare nel calice.

Temperatura controllata dall’ingresso delle uve alla pressatura, nella fermentazione e durante la vinificazione per ottenere vini schietti, tangibili, autentici.

“Naturale, biologico o biodinamico..a parte le certificazioni,  le etichette, i momenti..qual’è la tua agricoltura e vinificazione?”

Nel 2018 l’azienda festeggia i trent’anni di agricoltura biologica e biodinamica in tutte le filiere di produzione e, quindi, è “NATURALE”, soprattutto in questo momento storico, porre la domanda.

 La risposta parte dalle sue produzioni:

Biodinamica certificata con la linea Almagia, altra ardua scommessa produrre vini senza solfiti, ma quanto più naturali possibile in tutte le linee, che si aggiunge a quella biologica e, addirittura, Vegana senza l’uso di alcun prodotto aggiunto e sicuramente non di origine animale nelle pratiche di cantina, che sono ridotte al minimo e utilizzate solo per permettere ai vini di esprimersi al meglio, di sprigionare la loro personalità.

Indubbiamente la sua produzione risulta essere soprattutto rispettosa della natura ed ecosostenibile con la produzione annua di 2 milioni di Kwatt e generando, quindi, circa 2,5 volte più dell’energia che viene consumata durante l’intero ciclo produttivo.

“Del resto Il vino fatto bene, con competenza, premura e attenzione dei minimi particolari, è un vino prodotto in modo NATURALE che sia convenzionale o no”

Sicuramente in Giancarlo Ceci abbiamo riscontrato che, a parte il metodo ed al dover posizionarsi dietro ad un nome o ad un certificato, c’è il desiderio di produrre vini di qualità nel pieno rispetto della genetica dell’ uva e del terroir, per non alterare l’equilibrio che si trova nel frutto, con tecniche atte a dare struttura e longevità al vino, per salvaguardarlo dal tempo e dall’ossigeno, grazie alle sue componenti intrinseche che vengono valorizzate e non modificate.

L’obiettivo resta trasferire nel calice una preziosa simmetria che nasce tanto dalle sue vigne, ma anche dal respiro di quell’ambiente di cui il viticoltore è il geloso custode.

70 Ha tra proprietà e conduzione, valorizzati con vitigni autoctoni come il Nero di Troia, il Bombino, il Moscato, ma anche con vitigni dei territori più prossimi, completamente ambientati in questo microclima pugliese, come il Montepulciano e l’Aglianico, o con altri internazionali, ma rispettando sempre classe ed eleganza, come lo Chardonnay: tutti vitigni valorizzati ed impreziositi per concedergli la possibilità di esprimersi perfettamente.

Altra nota merita l’utilizzo non invasivo del legno, sempre per equilibrare il prodotto e non per dare un’impronta impattante, un taglio definitivo e snaturante, ma solo per concedere al vino una carezza elegante che lo valorizzi ulteriormente, l’anima intrinseca dei diversi vitigni: questo è Giancarlo Ceci, questo è il suo vino!

“Anima DINAMICA sicuramente alle prese con nuove sfide e obiettivi..Quali?”

Anche qui una curiosa luce illumina il suo volto e, con la sua solita energia, inizia a raccontarci dei suoi vini senza solfiti, dell’orgoglio nell’aver prodotto vini concreti, reali, veri anche senza alcuna aggiunta di Solforosa, se non sfruttando solo quella naturalmente prodotta dall’uva durante la fermentazione, ma in questo, ci confessa, c’è ancora il desiderio di migliorarsi!

Vorrebbe donare longevità anche a questo prodotto, fornire ulteriore complessità, rendere questi vini ancora più articolati, con più struttura, cercare la giusta strada per concedergli di evolvere nel tempo, donargli una spina dorsale per permetterglielo, cercare il giusto ventaglio ampio di profumi, sapori, composizione.

Siamo certi che riuscirà a realizzare anche questo desiderio!

“Vignaiolo Per Tradizione, Scopritore Per Vocazione, Produttore Di Istinto E Ragione”

Agricoltore, artigiano, depositario della terra, vignaiolo vero, concreto, lungimirante ed ostinato, dinamico come i suoi vini e la sua idea di viticoltura mai ferma, come da piccolo, ricercatore, scopritore mai domo, sempre per creare qualcosa di nuovo, ricordando il passato e le memorie di una storia da tramandare ed affidare alle nuove generazioni.

Termina così questa chiacchierata con una persona speciale e “naturale” come la sua idea di vinificazione.

Nelle sue parole, nei suoi gesti, nella sua elegante calma, abbiamo percepito tutta la sua passione, il suo amore per la terra e per la natura, la sua competenza, il suo equilibrio tra ragione e cuore, tra istinto e razionalità, che riversa completamente nei suoi vini.

Vini facili da comunicare, non di certo perché poco complessi ma perché all’assaggio si raccontano con estrema solarità, trasparenti, genuini proprio come li vuole il loro “padre putativo”, figli della loro terra, esplosione di odori e sapori del territorio.

Assaggiare un calice di vino e respirare una storia, un concetto, un desiderio, una terra: non serve narrarlo, ma basta sentirlo in tutto quello che ci dice con orgoglio, slancio, motivazione.

E’ stato emozionante cercare una persona nella propria terra e ritrovarla immersa nel proprio essere, nella sua essenza più vera, tra germogli, tralci, radici da proteggere per far approfondire la loro capillarità, così da ancorare dinamicamente quelle piante al suolo e preservarle nel tempo.

Ci siamo fatti trascinare dalla sua voglia di rinascere e crescere continuamente, di tornare alla giovinezza trascinati dal piacere mai sopito della scoperta da trasferire quotidianamente nella sua opera più vera: il vino e i suoi prodotti, figli della sua terra e dono da tramandare e tutelare per le future generazioni.

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