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Aglianico della Basilicata a Rionero nel Calice Itinerante di Viniferare.it

Il Calice Itinerante Il Monte Vulture e l’Aglianico

A spasso per lo stivale oggi ci troviamo in Basilicata, nel Vulture/Melfese! In questa zona il Monte Vulture, ex potentissimo vulcano, è stato per migliaia d’anni il “padrone” di casa, ma il suo dominio non è ancora finito: esso infatti impera ancora il paesaggio circostante ed è fonte naturale di ricchezza mineraria per la zona che troveremo nel calice dove oggi troviamo il potente e per alcuni scontroso Aglianico.

Intorno a questo monte di origine vulcanica, nelle foreste di faggi, pini e castagni che ne tappezzano le pendici e cingono i Laghi di Monticchio, antiche bocche del vulcano, per tutto l’800 e sino ai primi decenni del secolo scorso imperversavano i Briganti,  per lo più gente del popolo che “reagiva” all’occupazione dei piemontesi, braccio armato della borghesia avida che spacciando progressismo confiscava terre portando al declino della società contadina meridionale, usurpata di tutti i suoi beni.

Una storia lunga secoli

I briganti fuggivano e sfuggivano a tutti gli attacchi, non erano soliti nascondersi solo nei boschi, ma si celavano anche nelle caratteristiche grotte di tufo nate spontaneamente dalle numerose eruzioni avvenute nel corso dei secoli, vene spente e vuote del Vulture, che copiosamente ricoprono l’intero territorio di Rionero, Melfi e Venosa. Veri e propri nascondigli segreti che attraversavano quasi totalmente la superficie sotterranea dei paesi, luoghi che oggi sono per lo più utilizzati per la “cura” del vino: praticamente tutte le famiglie hanno un proprio scrigno segreto, dove custodiscono botti e bottiglie del famoso vino Aglianico.

L’Aglianico Tagliente e Possente


Potente, austero, severo come il vulcano che lo nutre e che lo ha educato e dotato della sua muscolatura sferzante e tonica.

Imponente e quasi presuntuoso, non si preoccupa di doversi presentare: è chi lo beve che deve adeguarsi al suo carattere spigoloso e complesso.

Corpo robusto e soprattutto tannino vigoroso, vulcanico, ruvido, tagliente con elevata alcolicità che entrano nel palato frustandolo ma, allo stesso tempo, avvolgendolo e accarezzandolo.

Il suo colore compatto e impenetrabile, con i suoi profumi fruttati di marasca e speziati di liquirizia, chiodi di garofano sviluppati dopo l’amorevole sosta in legno che al palato si manifestano con aggressiva forza impattante che rende questo vino straordinario e identitario.

Una volta conosciuto manifesta la sua anima minerale, racconta del tufo che lo ha “allattato”, dissetandolo anche in estate, e portandolo ad evolversi con toni speziati e balsamici, ma resta comunque un guerriero orgoglioso e fiero.

Il nome dovrebbe derivare da Hellenico, date le sue origini. Le zone di produzione sono la Basilicata con la DOCG Aglianico del Vulture Superiore, come indicato e la Campania nelle zone dell’Irpinia dove troviamo la DOCG Taurasi con i suoi terreni Vulcanici e il Beneventano con la DOCG Aglianico del Taburno, tra le marne.

Coerente con il suo carattere burrascoso e irascibile, l’Aglianico è un vitigno tardivo, con  la raccolta verso ottobre inoltrato, il che visto anche il territorio che lo ospita e che ne ha forgiato la sua imponente muscolatura, lo mette di fronte al rischio di un clima poco mite e amorevole.

L’Aglianico non ha mezze misure, o lo si odia o lo si ama e lui di questo ne va fiero e spavaldo si mostra in tutta la sua complessità e non si nasconde dietro false cortesie o buonismi.

L’Aglianico del Vulture, è figlio della sua terra, rude e deciso, puro e genuino, destinato grazie al suo tannino sferzante e alla sua spalla acida notevole a grande longevità e come un Dio Greco impera dall’alto e trae beneficio da tutto ciò che lo circonda, il suolo, i laghi, i venti che lo tonificano e temprano.

Gambe in spalla e col calice nello zaino, lasciamo questa terra straordinaria, pronti a nuove emozioni e nuovi panorami nel calice e nel nostro cuore.

 

 

 

 

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