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Supersanum: il recupero di un passato dimenticato, fonte di memoria e giuste pratiche

Nel gironzolare per vigneti dal Manzanarre al Reno della Puglia, mi imbatto per nulla casualmente in una splendida realtà: Cantina Supersanum, babele della biodiversità, laboratorio di idee, epicentro del fare bene.

 

Cantina Supersanum educazione delle maniere verso la natura delle persone, del suolo, della pianta!

Vengo accolto da due volti splendidi, stanchi in viso, umili, segnati dai solchi del lavoro mentale e fisico, ma desiderosi di raccontare.

Avevo compreso che sarei stato totalmente e letteralmente “rapito” dai fratelli Nutricato, già dai primi approcci conoscitivi telefonici. Sara si chiedeva se due ore fossero sufficienti per farmi conoscere la loro realtà e da li compresi che quella chiacchierata, sarebbe stata una vera immersione nel loro favoloso mondo e che il tempo non doveva essere misurato ma goduto.

Mi ricevono nella loro “officina del vino”, vera fucina di fermenti e azioni. La narrano, raccontano ogni singola mattonella, facendo rivivere nei loro occhi e disegnando nella mia mente i loro ricordi, come graffiti indelebili e vivi.

 

Riqualificare un luogo, senza depauperarlo della propria anima è un’opera complicatissima.

Sara, Paolo e Gabriele, ci stanno riuscendo, con determinazione, competenza, avida curiosità condotta da sapienza e competenza, fondamentali per ottenere risultati tangibili e longevi.

Collezionare terreni invisibili per rigerenarli e darne un’accecante visibilità!

Metti un agronomo (Sara), un agrotecnico (Gabriele), un perito agrario (Paolo), condiscili con tenacia, volontà, intelligenza affettiva e il risultato è una miscela esplosiva, un tumulto di sensazioni, un panegirico di emozioni.

Frasi ad effetto per i vini naturali, ormai ce ne sono tante e sono decisamente abusate, ma per descrivere il cuore di questi ragazzi, non posso non parlare di natura assecondata, di alchimia razionale, di esperimenti calcolati, di volontariato nobile a disposizione della storia e delle radici.

Mentre passeggiamo nel loro cantiere sempre in subbuglio, mi parlano di vitigni da valorizzare, di suoli abbandonati rivitalizzati, di metodi di potatura per non ferire la pianta, ma per rinvigorirla.

Mi narrano di una Supersano che c’era. Cinquanta anni prima un paese verde, assorbito da vigne, che ha lasciato spazio a produzione più redditizie e immediate. Mi elencano le varietà che erano presenti e che ora cercano di inserire nei loro vini, nelle loro meravigliose miscele storiche, succo di biodiversità.

Paolo inizia a snocciolare, fitopatie, sensibilità della vigna, carezze da fornire alla pianta e al terreno per anni martoriata e maltrattata, per darne nuova energia e vigore.

Paolo alchimista e paladino della natura e del suo ciclo di vita!

Combattuto tra orgoglio e disappunto, come si parla di un amico da tutelare, di cui si è fiero, ma con cui si è anche arrabbiato, Paolo mi racconta di un negroamaro difficile da coltivare e soprattutto da vinificare e gestire. Energico, voglioso, inizia immediatamente ad estrarre acidità e tannini, e quindi mi istruisce su come domarlo durante la macerazione, delle attenzioni e premure da donargli sin dai primi vagiti, di questa creatura che portano in grembo e che vogliono proteggere sin dai primi passi.

Un decalogo di buone pratiche, tecnicamente perfetto, un rullino di fitopatie, di nemici da cui difendersi e di amici di cui circondarsi per creare un cerchio di vita perfetto, una piramide tra flora e fauna, una catena di nutrimento per l’intero universo e insieme che è la pianta.

Peronospora, mal dell’esca, bacillus thuringiensis, licheniformis, subtilis, micorrizae, lombrichi, Lobesia botrana, antagonisti, insetti utili, fertilizzanti naturali, elenco infinito, lista della spesa da cui attingere per creare un magazzino di stoccaggio, riserva fertile per un ciclo naturale perfetto.

I vini naturali, la biodinamica, sembrano solo fantasie e metodi da raccontare solo per dare valore ad una bottiglia o etichetta, pratiche impossibili da realizzare. In realtà quando seguiti pedissequamente, con ossessione e passione, puoi avere vini veri, reale frutto della terra e del loro DNA, e nel bicchiere respiri la stessa aria, gli stessi profumi che hai sentito in campo, di cui ti sei nutrito, mentre passeggiavi immerso nella natura.

Degustazioni meteosensoriali: equilibrio assoluto tra uomo e territorio

Nel mondo del vino, delle degustazioni si scomodano sempre i sensi, che siano cinque o cinquecento, ma in questo caso è spontaneo rispolverare un tormentone delle pubblicità di una volta: “provare per credere”.

In cantina, in campo, seduti attorno ad un tavolo, sui manifesti appesi nella loro dimora, percepisci vino, senti i profumi dei campi, avverti sentori unici, distingui nettamente il sole che illumina le vigne, che in quegli appezzamenti sorge dopo e tramonta prima.

Attraversare quei suoli scapigliati, clochard di  un eleganza eccezionale, apparentemente disordinati, ma in realtà razionalmente resi forti. Ogni singola varietà, pianta, essere vivente, è la munizione che quei terreni usano per difendersi e per acquisire immunità dalle variabili impazzite del tempo e del clima.

L’emozione è inspiegabile, assaggiare un calice ed essere pervasi da queste cartoline disegnate e stampate dal socio di maggioranza di questi vini, la natura.

Sinergico Bianco, Rosato e Rosso, Malvanera, Caminante, Don mosè, climax ascendente di emozioni!

Il filo conduttore della degustazione è sempre quello, sinergia estrema tra uomo e territorialità.

Utilizzo di varietà autoctone, storiche, cerniera tra passato e presente, ponte per il futuro. Mano dell’uomo protesa verso la pianta, ago e filo per cucire un abito comodo che la vigna si sente suo, che non la stravolge, che la rappresenta e la fa sentire a suo agio, evidenziandone la qualità.

Tessuti grezzi, materie prime d’autore, macerate per dare vini per grandi atelier, eleganti da stoffe in apparenza sgualcite e superficialmente giudicate senza valore.

Sinergico Bianco 2019: 2 giorni di macerazione, trebbiano, malvasia, verdeca, bombino bianco, bianco d’alessano, miscelati per dare un vino energico, potente, succoso. Cedro, scorze di agrumi, albicocca che si bilanciano e che rendono il sorso lungo, appagante, persistente.

Sinergico Rosato 2019: 2 ore di macerazione, pressa a membrana soffice, carezze per un rosato dal profumo di fieno, caldo in bocca, penetrante, dissetante, corroborante.

Sinergico rosso 2017: 6 mesi sulle proprie fecce, placenta nutriente per Primitivo, Negroamaro, Malvasia nera di Lecce, Sangiovese, Montepulciano, Ciliegiolo che si integrano per originare un vino goloso, carico, tannico, profumi di sottobosco intensi e possenti.

Malvanera 2017 Malvasia nera di Lecce in purezza, eleganza sontuosa, inebrianti profumi e sapori di china, fico secco per nulla seduti, ma dinamici freschi, fragranti, riscaldati da 15 gradi e mezzo morbidi, vellutati.

Caminante 2017 e 2016 due facce della stessa medaglia: la stagione, il vitigno quel negroamaro difficile da vinificare che si esprime in maniera strepitosa.

Fresco, giovane, da arancia rossa, calendula malva il 2017, già più austero, cupo, con sentori di cenere, di terrosità il 2016, più tenebroso ma sempre fine, generoso, potente e assolutamente dalla beva piacevole e gratificante.

Don mosè 2017 , sempre Negroamaro, logisticamente collocato a Supersano, acciaio, bottiglia, estratto magistralmente bilanciati per un calice rotondo, dal tannino di classe, ciliegia, frutti rossi amplificati da 15 gradi e mezzo muscolosi ma teneri allo stesso tempo.

Don mosè 2015 per chiudere in bellezza, esuberante, rude, possente, dattero, carruba, negroamaro esacerbato, essenziale, diretto, sentimentale.

Cantina supersanum: memorizzate la posizione e scolpitela a chiare lettere

Quando i produttori sono così generosi, mi sento in difficoltà, perchè ti senti, più del solito, in dovere di raccontare tutto quello che ti è stato donato. Ti chiedi se sei riuscito a trasmettere quanto ricevuto: nozioni, storie, racconti, buone maniere, sogni, desideri, paure, timori, ricette. Speri di aver narrato questi luoghi, quei profumi, quelle sensazioni provate, quella natura incontaminata che ti ha coccolato il cuore e l’anima.

Lascio i fratelli Nutricato, con nei loro occhi e nei loro volti ancora tanta voglia di raccontare, di parlare della loro terra, di tramandare aneddoti, di valorizzare il lavoro degli antenati, di lavorare senza filtri per portare i loro territori ovunque.

Vado via, contento di aver conosciuto anche queste persone, certo che finchè il vino e il vino pugliese sarà nelle mani di produttori così, potremo stare tranquilli e racconteremo di una Puglia eroica, meritevole, umile, laboriosa, splendida.

 

 

 

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